Dizionario dei nomi e glossario

CONTENUTI IN FASE DI AGGIORNAMENTO
Dizionario dei termini usati in Italia per indicare le piante spontanee di uso alimentare

 

Glossario

Glossario del sito Acta Plantarum
Treccani.it Botanica

WKBotanica

Il dizionario dei termini usati per indicare le piante che si può consultare dal Sito in formato .pdf è a disposizione dei navigatori e si forma man mano che apprendiamo – in forma orale oppure e, per lo più, dalle letture – i termini utilizzati per chiamare le piante di cui ci occupiamo, ossia quelle spontanee e “semispontanee” di uso alimentare. In un ambito specialistico come quello che proponiamo è uno strumento molto utile per noi e per i nostri visitatori, strettamente connesso alle molte tradizioni regionali e locali che, come è noto, moltiplicano i nomi delle cose e non sempre rendono le specie di facile identificazione. Non vi sono riportate, come per il Sito, le piante alimentari tradizionalmente coltivate né quelle (solo) officinali né altre di uso comune. Ancorché l’operazione sia apparsa anche a noi interessante, il dizionario si sarebbe ampliato a dismisura.

Il dizionario è organizzato in due parti, la prima a partire dal termine comune italiano, italianizzato o dialettale con cui una determinata pianta (le entità presenti nei nostri elenchi) è chiamata in un territorio più o meno ampio, da quello di un comune all’intero Paese. La seconda parte è invece organizzata, per evitare equivoci, a partire dalla denominazione scientifica della specie (o della sottospecie in diversi casi), che viene riportata in forma semplificata e senza apposizioni. In qualche caso sono stati aggiunti e specificati anche termini usati per individuare parti della pianta o che comunque, a vario titolo, hanno a che fare con essa (attività, nomi collettivi, ecc.).

Avvertenza importante: il dizionario non viene aggiornato continuamente nel Sito, ma solo a distanza di qualche tempo o anno, e malgrado l’accumulo nel nostro DB di molti dati. Come per le altre sezioni facciamo quello che possiamo e quando possiamo. Allo stato non viene aggiornato da parecchi anni, ma contiamo di tornare a farlo quanto prima, ed è per questo che non ci sembrava il caso di rimuoverlo in attesa di aggiornarlo.

Il dizionario è di immediata consultazione e comprensione ma vanno date a chi legge alcune informazioni sulle scelte effettuate nella composizione e in merito alla rappresentazione grafica, di ordine generale e di dettaglio, necessarie per rendere più semplice ancora la lettura e più completa la comprensione.

Intanto avvertiamo che esistono in Rete, e sono facilmente consultabili, altri dizionari ed elenchi di nomi, a cominciare da quei siti Web che trattano di flora nei modi più seri e attendibili e che suggeriamo in altra pagina del nostro, anche se, di solito, i nomi sono distribuiti nelle diverse schede delle specie in cui è strutturato il loro lavoro. Molti dei termini in essi contenuti sono riportati anche in questo dizionario ma raramente vengono riportati maggiori dettagli e precisazioni suoi luoghi. Abbiamo qui invece preferito essere ripetitivi ma riportare più volte uno stesso termine, quando dalle indagini e dalle ricerche etnobotaniche esso è stato indicato come riferito a un luogo specifico (pur trascurando il possibile uso del noto lavoro, utile anche se datato, del Penzig).

Le fonti scritte che abbiamo usato sono quelle della letteratura cartacea e della Rete – ben più ampia di quella indicata nel nostro Sito come bibliografia e sitografia consultate – cui sono stati aggiunti termini raccolti direttamente da fonti orali. Le fonti non sono state indicate nel dizionario ma, dal momento che conserviamo nel nostro DB almeno quelle dei termini meno consueti, potranno essere senz’altro fornite a eventuali studiosi e curiosi che ci vogliano contattare.

L’area geografica interessata è quella italiana, come per le specie di cui trattiamo. Almeno al momento la letteratura e i nomi di lingue e culture diverse li teniamo come nostro personale bagaglio di conoscenza. All’area interessata dal dizionario appartengono ovviamente, oltre ai termini in italiano comune, dialettali e italianizzati dal dialetto, anche quelli nei dialetti o nelle lingue parlate entro i confini nazionali – termini in uso nelle non poche comunità alloglotte in Italia e in altre minoranze linguistiche – oltre a qualche nome in uso in aree italofone di confine come Ticino o Istria.

Come forma grafica per i termini dialettali è stato utilizzato il corsivo, includendovi quei termini sicuramenti dialettali ma che sono stati incontrati senza una sicura attribuzione di luogo e anche quei termini che, pur avendo una forma che si ritrova in taliano, sono stati riferiti a luoghi specifici (questo secondo aspetto si ritrova spesso, per ovvie ragioni, in Toscana). I termini in italiano o italianizzati dal dialetto non riportano alcuna indicazione regionale se così non appaiono nella letteratura che li ha usati, anche quando a parer nostro siano intuitivamente attribuibili. Contrariamente alla regola, ma per esigenze di maggiore visibilità coi termini della colonna a fianco, non è stato usato il corsivo per le denominazioni scientifiche.

Il corsivo è stato usato anche per le aree geografiche e i luoghi (non le regioni). I termini sono abbinati alle regioni quando sono dati in uso in tutto il suo territorio o di fatto solo in qualche area pù ristretta o anche in qualche località specifica all’interno di essa, anche non chiaramente o niente affatto indicate in letteratura. Essi possono quindi essere ignoti ai lettori di altre aree della stessa regione.

I termini del dizionario sono stati riportati così come attribuiti alle entità botaniche, anche a specie dalle denominazioni scientifiche oggi desuete, perché sostituite da sinonimo, o improbabili, perché non riconosciute pienamente dalla comunità scientifica (es: Foeniculum vulgare subsp. vulgare e diversi altre). In alcuni casi il lettore terrà conto che un segno grafico * indica che la specie è presente nel dizionario anche con altre denominazioni. Nei casi di denominazioni oggi non più riconosciute o usate dalla comunità dei botanici tassonomisti (neppure come sinonimo o biasionimo) o in qualche altro caso, per ragioni di opportunità, abbiamo operato una riattribuzione, mentre in altri casi, per termini “antichi” ad esempio, abbiamo conservato la denominazione di riferimento così come l’abbiamo trovata. Per non appesantire gli elenchi, le specie sono state riportate comunque con la denominazione semplificata al massimo, senza apposizioni di alcun genere, ma utile comunque a individuare l’entità botanica.

Quanto a genere e numero i termini sono stati riportati senza indicazioni, maschile o femminile, singolare o plurale, e quindi come in uso o come incontrati in letteratura, senza affrontare l’improba fatica di una loro sicura precisazione e lasciando questa al lettore. Le annotazioni specificano invece – solo quando utile e possibile – se il termine è riferito ai frutti o ad altre parti della pianta, e quando occorre, anche se il termine, come accennato, è legato a forme, utilizzi, attività, ecc.. I termini, sia in dialetto che in italiano, sono stati riportati così come incontrati, dando per buono il lavoro degli autori anche quando è sorto il ragionevole sospetto che fossero scritti o riportati erroneamente oppure fossero oggetto di refusi e distorsioni (come ad esempio nel passaggio da erba del cucco a erba del cuoco).

Sui termini dialettali e sul modo di scriverli “correttamente” si aprirebbe un discorso troppo lungo, importante ma che qui sarebbe impossibile fare e, per gli usi del dizionario, anche un po’ inutile. La scrittura del dialetto è uno dei temi più importanti per i linguisti, ma non avremmo potuto ragionare su tutti i termini e ci siamo limitati al semplice copia e incolla di cosa abbiamo incontrato. Chi li scrive lo fa spesso, come è ovvio e come è noto, seguendo un suo modo personalissimo, fuori da ogni buona regola, ammesso anche che esistano nella maggior parte dei casi regole riconosciute e che esse siano anche buone. Frequentemente anche contro le più codificate forme della letteratura (in veneziano, milanese, ecc..). Anche chi legge le parole dialettali lo fa del resto a modo suo.

Con le dovute e preziose eccezioni, frutto spesso della malpagata fatica di ricercatori e studiosi, le mille parlate della Penisola – spesso le vere lingue madri per ognuno di noi – hanno poche letterature riconosciute e dotate di grammatiche e dizionari. Anche nei casi più importanti (napoletano, siciliano, milanese, ecc.), dato che ognuno di noi difficilmente è un linguista, esistono molti modi di parlare, scrivere e trascrivere i termini dialettali più comuni, date anche le sfumature che li differenziano perfino tra quartiere e quartiere e non solo da città a città e da paese a paese. Basta pensare ai moltissimi cartelli stradali lumbard scritti con improbabili segni grafici per misurare la distanza che li separa dal Porta e dai dizionari del Cherubini.

Chi scrive queste informazioni è poi di parlata galloitalica, minoranza linguistica di parecchi centri di Sicilia con intorno le molte sfumature del siciliano, e conosce quindi la fatica di ragionare su come scrivere le proprie parole. Non potevamo quindi che riportare i termini dialettali così come li abbiamo trovati e scrivere quelli ascoltati così come ci è sembrato meno scorretto scriverli.

Abbiamo riportato i termini che abbiamo incontrato in molte pagine “locali”, come detto sopra per i termini italiani e italianizzati o per l’attribuzione a specie non riconosciute, anche se certi termini dialettali ci sono sembrati con ogni evidenza “sbagliati”, frutto magari di accostamenti improbabili, attribuzioni popolari superficiali, o anche per eco lontane. Inoltre sono ben noti i fenomeni di under-differentiation e over-differentiation linguistica. Nel dizionario gli elenchi di termini somiglianti sono evidenti, e oltre alle sfumature già esistenti possono essersi aggiunte anche quelle dovute alle deformazioni di chi scrive o trascrive.

In ogni caso quella di riportare i termini così come li abbiamo incontrati, con la grafia usata anche da autori seri ma talvolta del tutto personale o fantasiosa, ci è sembrata la scelta meno scorretta nella proposta al pubblico. Sappiamo che ciò ovviamente comporta il fatto che molti visitatori, anche del luogo, non si ritroveranno appieno in molti termini del lungo elenco. Crediamo però che qualunque sforzo avessimo potuto fare per correggere il correggibile non avremmo modificato di molto le nostre difficoltà e quelle dei lettori. Il dizionario va quindi preso così com’è e per ciò che può dare, talvolta solo tracce per ulteriori approfondimenti.

Infine un’ultima annotazione, dato che al visitatore attento non sfuggirà il fatto che nel dizionario, in cui abbondano soprattutto i termini dialettali e quelli italianizzati dal dialetto, vi sono al momento evidenti “predominanze regionali”. Ciò è dovuto a diversi motivi, fra i quali (ma non sono i soli) la maggiore conoscenza di talune aree del nostro Paese sotto l’aspetto etnobotanico scientifico, i nostri maggiori interessi degli ultimi anni, l’esistenza di una migliore letteratura divulgativa per una regione anziché per un’altra, differenti densità umane e popolazioni, ecc.. Nei limiti del possibile cercheremo di popolare nei prossi anni il dizionario di molti e nuovi termini, dando una sorta di precedenza alle aree oggi meno affollate. Se non ci riusciremo le cause saranno quelle appena viste e non altre. I visitatori non ce ne vogliano e sappiano che avremmo fatto comunque del nostro meglio.

Aggiungiamo alla pagina la possibilità di scaricare anche da questa pagina il Dizionario botanico storico milanese-italiano presente anche nella pagina Download, che riguarda sia le specie spontanee che quelle coltivate a scopo alimentare,. Aggiungiamo inoltre il dizionario presente. in appendice dell’undicesimo libro della nostra collana, dedicato alle piante spontanee alimentari della Lombardia (è riferito alle specie trattate nel lavoro).
Ci ripromettiamo iinoltre di inserire o linkare non appena possibile anche altri glossarii di facile consultazione, utili in quegli ambiti che sono connessi all’uso alimentare delle piante spontanee, dalla botanica alla gastronomia. I nostri visitatori possono così avere le risposte che cercano già a partire da questa pagina.